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È noto, fin dalla celeberrima inchiesta di Pierre Bourdieu del 1969 (L’amour de l’art. Les musées d’art européens et leur publique), che la confidenza con l’ambiente del museo nell’età dell’infanzia è il presupposto essenziale per un utilizzo dei servizi culturali in età adulta.
Negli ultimi anni la medicina e il mondo sanitario hanno riaffermato il ruolo dei bisogni legati alla sfera delle discipline umane (arte, storia, filosofia) come risorse per la Salute, per trovare modi innovativi per parlare di cura, per rifondare anche la lingua della pratica clinica.
Le Medical Humanities delineano un orizzonte in cui le Arti promuovono il cambiamento dell’essere medici, recuperando le radici umanistiche della scienza medica, quell’umanesimo che coniuga rispetto, ascolto, spirito critico, speranza e solidarietà.
Nelle istituzioni sanitarie si aprono reparti che coinvolgono artisti e artiste nei processi di cura, mentre vengono avviati programmi di ricerca per studiare gli effetti dell’arte sulla mente come via di conoscenza della malattia e le possibili alleanze nei percorsi di cura e gestione delle patologie. L’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità, con il rapporto 67/2019, la più ampia scoping review mai realizzata in tema, riconosce il valore della risorsa Cultura per il ben-essere.
Come attestano le crescenti ricerche scientifiche – dalle neuroscienze, alla Pnei (Psico, Neuro, Endocrino, Immunologia), all’epigenetica (la scienza che studia il comportamento dei geni) – l’ambiente di vita e di cura influiscono positivamente sulla qualità dell’esistenza. La partecipazione culturale attiva fa parte di sani stili di vita, contribuendo allo sviluppo del potenziale individuale (partendo dalla gravidanza e per tutto l’arco della vita) alla prevenzione di una pluralità di patologie, a partire da quelle cardiache, soprattutto nella popolazione femminile.
Nel mondo anglosassone possiamo trovare frequenti programmi in cui la partecipazione e l’espressione culturale sono “on presciption”, ovvero sono indirizzati dal mondo medico come parte integrante della Cura.
Il piano europeo per la Cultura 2023/2026 ha inserito la relazione con la Salute tra i suoi assi e attribuisce alla cultura un ruolo trasversale che informa le diverse politiche, comprese quelle sanitarie.
Anche in Italia, la relazione Arte e Salute ha una storia di studi, ricerche ed esperienze significative sul campo. Allo stesso tempo molti ospedali e luoghi di cura promuovono azioni e progetti di miglioramento degli ambienti integrando l’arte negli spazi quotidiani dei pazienti, per sostenere e potenziare il processo di cura.
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L’Ospedale Sant’Anna di Torino, il più grande e antico centro ginecologico ed ostetrico d’Europa, sta cambiando volto grazie ai programmi culturali sviluppati dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna Onlus, realtà nata dalla società civile per cooperare con le istituzioni nell’umanizzazione della cura e dei suoi luoghi. La co-fondatrice e Vice Presidente di MAMD nel 2011 ha ideato e sviluppato una piattaforma di cooperazione che ha coinvolto nella ricerca applicata oltre 90 istituzioni. Tra questi progetti sul campo, il “Cantiere dell’Arte” a cura del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo di Arte contemporanea sta trasformando visivamente e progressivamente i luoghi della cura in un giardino attraverso azioni di pittura collettiva, mentre le “Vitamine Jazz” abbracciano i reparti con la musica dal vivo, grazie alla generosità della comunità degli artisti e delle artiste torinesi.
In questo clima progettuale, nel 2014, è stato ideato da MAMD “Nati con la Cultura”, prendendo avvio dal principio che l’Arte può trasformarsi in una grande risorsa di ben-essere, rigenerazione e potenziamento creativo per tutti gli esseri umani, a partire dai primi anni di vita, i primi mille giorni dal concepimento, determinanti nello sviluppo della personalità, secondo quanto asseriscono gli psicologi interazionisti e del patrimonio neuronale, secondo i biologi.
Ma in che modo è possibile far incontrare il mondo delle famiglie con il museo? In che modo il momento della maternità e della paternità può essere associato a un’opportunità educativa che può trasformarsi in ben-essere del nucleo familiare e valore per la vita futura dei bambini e delle bambine? Come il museo e il mondo sanitario possono accompagnare le responsabilità genitoriali?
Fondazione Medicina a Misura di Donna con Palazzo Madama ha cercato una prima risposta a questi interrogativi con un percorso che unisce il luogo della nascita a uno dei simboli culturali della città di Torino: un percorso di accoglienza museale delle Famiglie, destinato alla fascia più sensibile, il primo anno di vita.